SCENA I.
Entrano Antifolo
di Efeso, Dromo
di Efeso, Angelo
e Baldassare
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ANT: Buon Angelo, bisogna che ne scusiate: mia moglie va in collera, quand’io la lascio sola. Dite che mi son divertito a veder fare la sua catena, e che domani verrete a portargliene. — Ma ecco un furfante che volle sostenermi ch’egli m’aveva raggiunto nel mercato, e ch’io l’aveva battuto; ch’io gli aveva affidati mille marchi d’oro, e che aveva rinnegata mia moglie e la mia casa. — Che volesti tu dire, ubbriaco, con quelle ciance?
DROM: Dite quel che volete, signore, ma io so quel che so. Che m’abbiate battuto, lo proverà la vostra mano che dov’esserne ancor rossa.
ANT: Tu sei un giumento.
DROM: Lo si direbbe alle percosse che soffro. Io dovrei ribellarmi, e allora forse diverreste più mite.
ANT: Taci; che m’hai fradicio. Perchè siete così mesto, signor Baldassare? Pregate Dio che il nostro banchetto corrisponda al mio buon cuore, e al piacere ch’io provo rivedendovi in mia casa.
BALD: Fo poco conto del banchetto, signore, ma molto della vostra buona accoglienza.
ANT: In ogni modo se fossero anche cattive le vivande, l’essere offerte con cordialità le renderà tollerabili.
BALD: Un buon banchetto, signore, è cosa comune che ogni uomo da nulla ora offre.
ANT: E una buona accoglienza lo è anche di più, poichè a farla non ci vogliono che parole.
BALD: Un aspetto ridente condisce efficacemente ogni pietanza.
ANT: Se questo è, non potrete trovare altrove un desinare migliore del mio. Ma la mia porta è chiusa: di’ che ci aprano.
DROM: Matilde, Brigida, Marianna, Cecilia, Giovanna!
DROM. DI S: Mulo, animale, ciuco, allontanati di qui, e non far tanto rumore. Vuoi tu svegliare tutte le meretrici di questo mondo? Allontanati di qui. Drom. di E. Chi è l’insensato che fu fatto nostro portiere? Il mio padrone aspetta nella strada. Drom. di S. Lascia ch’ei vi passeggi finchè è stanco. Ant. di E. Chi parla costà dentro? Olà aprite la porta. Drom. di S. Lo farò, signore, purchè me ne diciate il perchè.
ANT. DI E: Perchè voglio pranzare; perchè non ho ancora mangiato. Drom. di S. Nè qui per oggi mangierete, potete esserne certo.
ANT. DI E: Chi sei tu che mi tieni fuori della mia casa? Drom. di S. Son per ora il portiere, signore, e il mio nome è Dromio? Drom. di E. Oh furfante! tu mi hai rubato in pari tempo il nome e l’ufficio. L’uno non mi ha mai procurato credito, l’altro mi ha attirato rimproveri. Se tu fossi stato Dromio oggi, e ti fossi trovato al mio posto, avresti volentieri cambiato il tuo nome d’uomo in quello d’asino.
LUCIA: Che strepito è questo? Dromio, chi v’è alla porta? Drom. di E. Lascia entrare il padrone, Lucia.
LUCIA: No, egli vien troppo tardi.
ANT. DI E: Che dici tu maledetta? Spero ci lascierai ben entrare.
LUCIA: Cosa volete qui? Drom. di E. Padrone, atterriamo la porta.
LUCIA: Battete finchè volete.
ANT. DI E: Vi pentirete di questa beffa se riesco a venir dentro.
LUCIA: Di che abbisognano costoro per far tanto strepito?
ADR: Chi è fuor della porta? Drom. di S. Su l’onor mio, la vostra città è messa sossopra da qualche libertino.
ANT. DI E: Siete voi costà, mia moglie? Potevate venire un po’ prima.
ADR: Vostra moglie, signore! Allontanatevi, furfante, da questa porta.
ANG: Da quel che veggo non vi sarà qui nè banchetto, nè buon accoglimento. Faremo bene a cercarne altrove.
BALD: Per aver discusso qual era dei due il migliore, non avremo nè l’uno, nè l’altro. Drom. di E. Essi stanno alla porta, signore; date loro il benvenuto.
ANT. DI E: Vi è in ciò qualche malefizio, ch’io romperò; vammi a cercare una leva, perchè atterri la porta.
BALD: Calmatevi, signore; non venite a tali estremi. Voi fate qui guerra alla vostra riputazione, e assoggetterete a sospetto ingiurioso l’onore della vostra donna. La vostra lunga esperienza della sua saviezza, della sua virtù e modestia perora in di lei favore, e vi ammonisce che se le vostre porte oggi son chiuse, ella avrà qualche buona ragione per ciò. Cedete ai miei consigli, lasciate con pazienza questo luogo, e andiamo a pranzar tutti insieme all’osteria della Tigre: verso sera ritornerete poi solo, per ottenere spiegazione di tal condotta. Se con mano violenta atterraste ora quella porta, il popolo ne farebbe baldoria, e lesa la vostra riputazione fin qui immacolata, voi diverreste oggetto di scherno per tutti. Calmatevi, calmatevi; ve ne scongiuro.
ANT. DI E: Farò come dite: mi ritirerò pacificamente, e in onta della gioia che vuol fuggire dal mio cuore, mi mostrerò gaio. Conosco una donna amabile e spiritosa, in casa di cui desineremo: mia moglie se ne dorrebbe se lo sapesse, ma questa sua esclusione mi autorizza ad ogni passo. Tornate a casa, e prendete la catena che deve essere ora finita: ne farò dono alla mia bella albergatrice, non fosse per altro che per pungere un po’ costei. Mio caro amico, fate presto, e poichè mi è tolto l’accesso di casa mia, vedremo se sarò da per tutto egualmente rigettato.
ANG: Fra un istante vi raggiungo.
ANT. DI E: Fatelo, e ve ne sarò riconoscente.
